ritratto di ragazzo namibiano, opera completata

Il ritratto perfetto… realtà o verità?

“Il ritratto perfetto: i dipinti di (nome del pittore) sembrano fotografie”.

Quando leggo titoli così sento la necessità di dissentire. A mio avviso c’è un grande equivoco. Un dipinto non deve sembrare una foto, quale sarebbe l’utilità? Perché faticare tanto per riprodurre ciò che lo scatto di una macchina fotografica o una fotocopiatrice fa con molta più semplicità?

Può darsi che sia appagante per il pittore o disegnatore di essere capace di fare una perfetta riproduzione e fare colpo su un pubblico non esperto o interessato solo all’esecuzione, ma, oltre alla dimostrazione della bravura tecnica non vedo alcun altro vantaggio. Ovviamente ogni artista fa ciò che vuole, non intendo offendere nessuno, ma per me una pittura così non ha senso.

Un paio di scarpe – Van Gogh (foto da Wikipedia)

Anche dei miei disegni e dipinti spesso mi dicono che sembrino una foto, ma, per fortuna, non è così e di sicuro non cerco una corrispondenza visiva perfetta. Ciò che mi interessa è la verità dietro e dentro le cose, i volti e i corpi. Mi interessa più l’espressione di un viso, i sentimenti, il carattere che la raffigurazione di ogni poro della pelle. Mi interessa la posa, il gesto di un corpo, il suo peso, la sua fisicità e la sua storia. In un paesaggio o in una natura morta cerco l’atmosfera,  il passato vissuto. Le vecchie scarpe dipinte da Van Gogh non avrebbero lo stesso valore se fossero raffigurate con fedeltà fotografica. Non interessa a nessuno vedere ogni capello di Rembrandt nei suoi autoritratti, ma c’è una genialità innegabile, una profondità introspettiva da brivido . La vita, la verità non è nei dettagli descritti minuziosamente ma nella sensibilità dell’artista che, magari in pochissime pennellate o tratti riesce a comunicare che gli artisti iperrealisti non ci riescono neanche con mesi di lavoro. Uno “scarabocchio” di Michelangelo vale molto, ma molto di più di qualsiasi capolavoro iperrealista, per il fatto che sintetizza e colpisce nel segno.

murales di Michelangelo sulla parete del suo nascondiglio a Firenze (da historyblog)

Il valore di un’opera d’arte a mi avviso viene dal messaggio incorporato, espresso con i mezzi tecnici più appropriati. Questo può essere un quadro elaborato, anche iperrealista, ma anche due pennellate fatte con maestria. Un noto pastellista iperrealista ha detto in un’intervista: “se conoscessi una tecnica più adatta per esprimermi nell’arte, la userei, ma per ora è questo il mio modo di comunicare”.

Il messaggio può essere semplicemente qualcosa che invita alla riflessione o all’apprezzamento della bellezza. Se non c’è messaggio, non c’è contenuto, il lavoro è inutile. Un libro per quanto sia pregiato e presentato bene, se i contenuti dello stesso sono scarsi e scadenti, è solo spreco di carta. Neanche gli strumenti musicali più costosi e gli interpreti più bravi riescono a far apprezzare un componimento che manca di armonia. Così anche in pittura, si può essere dei bravissimi disegnatori o pittori, ma senza un messaggio personale, senza contenuti artistici, il lavoro resta un mero esercizio tecnico.

Chi considera perfetto un ritratto così, si ferma all’apparenza, non cerca la sostanza, lo spirito, il messaggio. E’ segno di superficialità che caratterizza, purtroppo, il mondo moderno, basato sull’esteriorità, di facciata. Un mondo consumista che non bada al valore, un mondo usa e getta. Oggi tanti, troppi, se comprano un quadro, scelgono uno anonimo, meglio se astratto, che si armonizzi coi colori della tappezzeria e del divano. Non interessa loro il contenuto, il messaggio dell’artista, non vogliono interagire con il dipinto, contemplarlo, vogliono solo riempire uno spazio sulla parete. L’opera rimane sterile, non suscita emozioni perché non c’è pubblico che accolga il messaggio. Questa banalizzazione e umiliazione dell’attività artistica è molto triste, ma bisogna invertire la tendenza.

Il poeta ungherese Attila Jozsef nella sua poesia “Saluto a Thomas Mann” dice così:

“Tu lo sai, il poeta non mente mai,
dì la verità, non solo il reale…”

Voglio essere un’artista così, oggi controcorrente, che cerca e rappresenta la verità. Ciò non significa che lesini con il lavoro e lo studio, anzi! Sarebbe molto più semplice e facile entrare nell’esercito dei copisti, oggi magari noti ma domani anonimi, che seguire le orme degli grandi artisti del passato e del presente. Si, del presente, perché il realismo non è morto, come l’arte moderna ci vuole far credere: ci sono validissimi artisti che coltivano il culto del bello e del vero, nel segno di un nuovo Rinascimento, voglio unirmi a loro.

Se ho fatto delle copie o dei quadri originali che certe volta sfiorano l’iperrealismo è perché voglio aver tutti i mezzi tecnici per poter fare in pittura ciò che voglio. Non voglio essere serva della tecnica, è la tecnica che deve servire me, affinché possa esprimere nella pittura ciò che desidero. La tecnica  è un mezzo molto importante in questo senso, ma appunto deve essere un mezzo e non il fine.

Continuo quindi in questa ricerca e studio che probabilmente durerà per tutta la vita, in un’avventura quotidiana. Oggi controcorrente, ma di sicuri risultati, per me coltivare l’arte solo così ha senso. Accompagnatemi in questo appassionante viaggio!

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